Programma dell'Unione
Programma per Roma
Mi impegno per...
Sul terzo settore
Cultura
Partendo dalla dovuta attenzione alle situazioni di maggior bisogno (bambini, anziani, poveri, disabili, emarginati, persone che vivono in solitudine, disoccupati, ecc..), invertendo i meccanismi di esclusione accentuati dalla grande metropoli e alimentando il tessuto delle relazioni e della solidarietà;
Par un’amministrazione “amica” del cittadino che sappia operare con efficienza (oculata gestione delle risorse e lotta agli sprechi) e con efficacia (qualità dei servizi resi);
Realizzare l’integrazione tra l’amministrazione comunale e le formazioni esistenti nel territorio (organizzazioni di categoria, volontariato, associazioni culturali, educative, sportive, del tempo libero, ecc..) al fine di cogliere con tempestività i bisogni che vengono espressi e di sostenere, nell’ambito delle competenze dell’amministrazione comunale, i “luoghi antropologici” primari quali: la famiglia, la scuola, le associazioni;
Promuove l’applicazione e l’osservanza di un “codice etico” nelle azioni della pubblica amministrazione, sulla base dei fondamentali principi di: legalità, imparzialità, equità, responsabilità, efficacia-efficienza, correttezza e sensibilità nei rapporti con i cittadini. Trasparenza e completezza delle informazioni, tutela dell’integrità delle persone (lavoratori e utenti), tutela e rispetto per l’ambiente;
Promuovere e valorizzare il lavoro del personale che opera nella pubblica amministrazione, affinché preparato, motivato e reso protagonista contribuisca fattivamente ai processi di miglioramento dei servizi resi. Il potenziamento della Polizia Municipale Intervista di Eudosso
Il presidente dell’Arvu, Mauro Cordova, ha ringraziato per la promessa di assunzione di 1500 nuovi vigili urbani tutte le cariche istituzionali del centrosinistra, ivi compresi i nuovi presidenti di Camera e Senato.
Evidentemente il sindaco Veltroni ha intenzione, dopo le elezioni del 28 e 29 maggio, di potenziare ulteriormente l’organico della Polizia Municipale. Approvo questa scelta, anche se ritengo che occorra prevedere in futuro ulteriori potenziamenti.
Non solo. Penso anche ad un potenziamento dei mezzi tecnologici a disposizione della Polizia Municipale: Roma dovrebbe allinearsi con Londra, dove le tecnologie informatiche di supporto alla Polizia Municipale per la gestione del traffico sono avanzatissime, e per questo necessitano ulteriori investimenti che sarà nostro impegno sollecitare.
Le restrizioni finanziarie imposte al Comune di Roma dal governo di destra, che ha scelto questa strada per rallentare il dissesto della finanza pubblica dovuto alla raffica di condoni fiscaliv, hanno portato a effetti assurdi. Noi vogliamo che i Vigili Urbani (mi piace chiamarli così, forse perché mi ricorda che di urbe ce ne è una sola!) abbiano una completa copertura assicurativa quando sono in servizio, e intendo C-O-M-P-L-E-T-A. E che siano rese disponibili ad ogni vigile tutte le moderne provvidenze per difenderne la salute e l’integrità fisica in servizio.
Ogni cittadino romano deve sapere che, come siamo per il rispetto della legalità da parte dei cittadini, ed in questo la Polizia Municipale riveste un ruolo essenziale, così continuiamo a pretendere dalla Polizia Municipale il massimo rispetto verso il cittadino, e il massimo impegno per aiutarlo; sono valori questi che già pervadono tutta la Polizia Municipale, ma purtroppo ogni organizzazione ha le sue “pecore nere”. Una politica per la sicurezza stradale Intervista di Eudosso
L: Il continuo stillicidio di morti sulle strade, e la riduzione dell'effetto della patente a punti sono sintomi evidenti della fragilità del sistema di controllo sul traffico, legato alla forte dipendenza dalla presenza della Polizia Municipale, alle scarse risorse dedicate ad uan corretta progettazione delle strade, alla nessuna attenzione alla sicurezza degli "utenti" deboli da parte delle destre. Il comportamento del governo di destra ha tenuto che il paese necessità anche di infrastrutture piccole, diffuse e sicure. Operando con le associazioni ambientaliste "Ambientevivo", "Acli Anni Verdi" e "Movimento azzurro" ho sempre cercato di offrire occasioni di riflessione e di confronto, non condizionati da posizioni preconcette, al fine di dare un contributo per una nuova politica energetica che sia efficace ed ecocompatibile, secondo una visione integrata e condivisa, a livello locale e nazionale, valorizzando altresì il ruolo insostituibile dell'Europa e promuovendo la ricerca scientifica e tecnologica. Ebbene, la sicurezza stradale è uno dei maggiori canali di ricerca finanziati dalla Commissione Europea. Purtroppo il governo di destra si è preoccupato solo di "avviare" grandi cantieri, forse perché il "tagliare i nastri" riesce molto bene in televisione.
La battaglia per un ambiente stradale sicuro si è finora persa facendo per decenni tanti piccoli passi negativi: ogni strada non curata incrementa il rischio di incidenti, perché le automobili possono correre in contesti inadeguati. La battaglia per un ambiente stradale sicuro si vince con tanti piccoli passi positivi, e io intendo agire per questo.
Ma prendiamo il più semplice: il Comune di Roma ogni anno ristruttura delle piazze e delle strade. Un primo piccolo passo è prevedere una "progettazione della sicurezza stradale" aggiuntiva, per rendere tutte le strade più sicure possibile in maniera graduale. E' possibile già da oggi inserire nei capitolati di gara che le piazze e strade che il Comune di Roma desidera ristrutturare devono essere"sicure", cioè concepite in modo tale da rendere impossibili gli incidenti. L'obiettivo, come in Svezia, deve essere "incidenti zero".
Sì. Ad esempio incrementare il numero degli ausiliari al traffico, anche a part-time, e incaricarli di gestire la mobilità nei tratti più pericolosi. Incrementare l'uso delle tecnologie: se ad ogni superamento del limite di velocità vi è la "certezza" della sanzione, automaticamente gli automobilisti rallenteranno. Nel Regno Unito questo ha dimezzato il numero di morti su strada rispetto all'Italia. L'ideale sarebbe costituire una "anagrafe informatica" degli incidenti stradali. Ad ogni nuovo incidente i dati saranno inseriti nel PC, e sarà possibile anche disporre di dati sul livello di incidentalità delle strade romane, ma soprattutto sulle cause degli incidenti. Ma ci saranno ovviamente soluzioni più "importanti"! Certamente, ma per gran parte di esse il Comune di Roma, come tutti i comuni, non ha poteri. Quel che come Comune potremmo fare è ad esempio proporre che nelle piazze e strade più pedonalizzate i limiti di veloctà siano ridotti a 20-30 km/h.
Occorre rendere le fermate più sicure, ad esempio rendendo impossibile da parte dei pedoni che un attimo di distrazione si trasformi in un attraversamento improvviso e in una tragedia.
Significa che molto spesso i pedono sbucano all'improvviso davanti alle automobili, sia perché non ci pensano, sia perché alcuni automobilisti non rallentano. Invece noi concepiamo il trasporto pubblico come un processo "sicuro", in cui i pedoni non "possano" sbucare all'improvviso, e gli automobilisti abbiano tutte le segnalazioni necessarie. ...non occorrono grandi investimenti, ma molti piccoli passi, e in questo la tecnologia moderna ci sarà d'aiuto..
Accade troppo spesso che, dopo un incidente, le persone restino completamente abbandonate, e non sappiano neanche avvalersi dei servidi supporto offerti dal Comune. L'ideale sarebbe un atteggiamento "preattivo", in cui sia lo stesso Comune, saputo di un incidente, a contattare i familiari delle vittime della strada informandosi sui loro bisogni. Nessuno deve restare più solo. Una politica energetica
Intervista di Eudosso
L’eccezionale ondata di freddo di inizio 2006 ha messo in difficoltà l’Italia, questo e il black-out elettrico di tre anni fa sono sintomi evidenti della fragilità del sistema energetico nazionale, legata alla forte dipendenza dell’Italia dai paesi esteri per gli approvvigionamenti, alla scarsa diversificazione delle fonti e allo spreco dell’energia. Il comportamento dell’Italia negli ultimi anni non ha tenuto conto dei crescenti bisogni del Paese e delle mutate condizioni sia interne, sia estere, come l’emergere di nuovi giganti economici e di grandi holding nell’offerta del gas naturale, che hanno sconvolto gli equilibri storici del mercato energetico mondiale. Operando con le associazioni ambientaliste “Ambientevivo”, “Acli Anni Verdi” e “Movimento azzurro“ ho sempre cercato di offrire occasioni di riflessione e di confronto, non condizionati da posizioni preconcette, al fine di dare un contributo per una nuova politica energetica che sia efficace ed ecocompatibile, secondo una visione integrata e condivisa, a livello locale e nazionale, valorizzando altresì il ruolo insostituibile dell’Europa e promuovendo la ricerca scientifica e tecnologica.
Come pensa di poter applicare il suo interesse per l’ambiente alla realtà romana? La battaglia per un ambiente sano nel mondo si à finora persa facendo per decenni tanti piccoli passi negativi: ogni veicolo inquinante in più rovina l’aria di tutti, perché il cielo non ha frontiere. La battaglia per un ambiente sano si vince con tanti piccoli passi positivi, e io intendo agire per questo.
Gli esempi possono essere infiniti, e sarebbe un lunghissimo elenco. Ma prendiamo il più semplice: il Comune di Roma acquista ogni anno delle vetture. Un primo piccolo passo è acquistare le vetture meno inquinanti possibile in maniera graduale. E’ possibile già da oggi inserire nei capitolati di gara che le vetture che il Comune di Roma desidera acquistare devono essere”ibride”, cioè con dei propulsori che sono una combinazione di motore elettrico e motore a scoppio.
Sì. Ad esempio incrementare il numero degli ausiliari al traffico, anche a part-time, e incaricarli di verificare anche le date del bollino blu. Ovviamente, per evitare contestazioni legali, gli ausilairi si limiteranno a segnalare le targhe dei veicoli non in regola all’Ufficio della Polizia Municipale, che potrà convocare il cittadino per la verifica della data del controllo. In questo modo il cittadino distratto eviterà una multa, perché potrà mettersi in regola per il controllo, e avremo autovetture meno inquinanti. L’ideale sarebbe costutuire una “anagrafe informatica” dei veicoli con bollino blu, così come c’è adesso per i permessi di sosta. Ad ogni verifica i dati saranno inseriti al PC dall’officina di verifica, e sarà possibile anche disporre di dati sul livello di inquinamento prodotto dalle vetture romane.
Certamente, ma per gran parte di esse il Comune di Roma, come tutti i comuni, non ha poteri. Quel che come Comune potremmo fare è ad esempio proporre che ogni nuovo distributore possa erogare anche metano e GPL, in modo da agevolare l’uso di questi carburanti.
Le giunte precedenti hanno fatto moltissimo, e intendiamo continuare su questa strada. La rete di trasporto pubblico romana è ampia, frequente, con mezzi di trasporto nuovi. Si tratta ora di rendere preferibile, per il normale cittadino, l’uso del mezzo pubblico al mezzo privato. Occorre superare l’approccio “più pubblico, più autobus” e passare all’approccio “più autobus, meno fatica”.
Significa che molto spesso si prende l’automobile non perché manchino gli autobus per andare, ma perché bisogna scendere, salire, prendere la pioggia, e magari fare l’ultimo chilometro a piedi. Invece noi concepiamo il trasporto pubblico come un processo che inizia dalla casa dell’utente e cessa quando arriva alla destinazione; ad esempio le fermate di transito e di scambio devono diventare luoghi in cui sia agevole sostare e passare; dovrebbe essere facile trasportare sugli autobus la propria bicicletta, la carrozzina, e altro…non occorrono grandi investimenti, ma molti piccoli passi, e in questo la tecnologia moderna ci sarà d’aiuto..
Contribuisce riducendo il numero di mezzi privati, e permettendo di usare i mezzi pubblici che sono meno inquinanti. E riducendo il numeio di mezzi in circolazione si riducono anche i tempi di percorrenza. Una edilizia biologica e a risparmio di energia Intervista di Eudosso Gianni Lattanzio è un "verde": ha promosso anche convegni sui problemi energetici. E ora vogliamo chiedergli come pensa di agire in futuro per dare ai romani una Roma più vivibile e sana.
L: I progetti edilizi dovranno adottare un approccio integrato ai problemi della sostenibilità individuando per le diverse configurazioni fisico-spaziali ed ambientali degli alloggi soluzioni ecoefficienti dal punto di vista ecologico e bioclimatico.
L: Sì, i nuovi compelssi edilizi dovranno essere dotati di sistemi di controllo per la qualita' del comfort, sistemi di controllo della ventilazione naturale, sistemi di razionalizzazione del riciclaggio e della raccolta differenziata per i rifiuti, sistemi di recupero e rigenerazione delle acque meteoriche, sistemi applicati di energie rinnovabili.
L: Ovviamente aumentano le superfici pavimentate. Ma gli spazi esterni dovranno essere caratterizzati il più possibile da giardini privati di pertinenza degli alloggi posti a piano terreno in grado di elevare la qualità dell'abitare. Inoltre le pavimentazioni dovranno essere filtranti per ridurre i livelli di artificializzazione del suolo, spesso causa dell'inaridimento delle falde superficiali, e costituite dall'impiego di prodotti compositi derivanti da frammenti di materiali lapidei e da sfridi di lavorazione industriale o riciclaggio di materiali inerti (vetri, pietre, ecc.).
L: Roma diventerà una città all'avanguardia nella applicazione delle norme edilizie per il risparmio energetico già previste dall'Unione Europea. Per il riscaldamento questo può essere ottenuto con una miglior progettazione e l'adeguato impiego di materiali isolanti. Inoltre dovrà crescere la capacità termica, cioè la capacità di immagazzinare il calore diurno, degli edifici.
L: Intendiamo applicare i più nuovi concetti di micrometeorologia concepiti per le aree urbane. Questo vuol dire anche applicare con la massima intensità possibile il concetto di "arborizzazione", vale a dire piantare più alberi possibile sul suolo pubblico disponibile. Attenzione, non aprlo di abbellire Roma (anche se è una conseguenza). Parlo di ottenere la maggior densità possibile di legname per metro quadrato di terreno comunale. Inoltre bisogna estendere le "coperture verdi" sui fabbricati: molti cortili possono tranquillamente diventare giardini verdi aggiungendo un sottile strato di terreno, che moltiplicherà l'isolamento termico dei locali sottostanti. Inoltre bisogna promuovere l'uso dei rampicanti non distruttivi, che costituiscono nella stagione calda un efficace schermo ai raggi solari; e d'inverno permettono al sole di scaldare le murature; le superfici pubbliche saranno le prime ad essere "arborizzate".
L: Sì. Nel progetto di una Roma più solidale pensiamo soprattutto ad anziani e bambini. Ad esempio vorremmo reintrodurre nelle periferie l'uso, oggi presente solo in alcune ville, ad esempio Villa Borghese e Villa Celimontana, dei "laghetti artificiali" estesi e poco profondi, che creano un microambiente sociale che riteniamo molto più umano. La presenza di superfici di di acqua migliora nettamente il microclima urbano, e lo dimostra l'altissima frequentazione del Laghetto dell'EUR. Si tratta di individuare le aree più adatte, ma si potrebbe cominciare ad esempio con i grandi parchi, tipo il Parco della Caffarella che è profondamente inserito nella città. Risparmiare Energia nel Comune di Roma L'energia tecnologica: risparmio e maggiore efficienza Per RIDURRE LE SPESE DEI CITTADINI Per MIGLIORARE I SERVIZI RIDUCENDO LE SPESE ENERGETICHE UNA CITTA' A MISURA DI ANZIANO E BAMBINO Proposte per una Roma Solidale - gli Anziani deboli Intervista di Eudosso
Gli anni delle Giunte di sinistra hanno portato ad una gran miglioramento dell’assistenza agli anziani, poco o punto curata da quelle di centro-destra. Esistono dei Centri che assistono gli anziani “deboli” e i “malati di Alzheimer”, ospitandoli a turno per due giorni a settimana. I Centri sono l’inizio di una soluzione al più vasto problema del prolungamento della vita media, che fa sì che cresca il numero di anziani parzialmente o non autosufficienti, o con patologie croniche per cui possono aversi solo cure palliative.
Anche se i Centri (e il loro personale) fanno un ottimo lavoro, alleggerendo anche il carico delle famiglie (quando ci sono) degli anziani, è evidente che il fabbisogno in termini assoluti per ogni Circoscrizione non potrà che crescere, come è evidente che due giorni alla settimana possono essere sufficienti in alcuni casi, ma non lo sono certamente in altri.
Per i deboli, e gli anziani “sono”deboli (chi legge e ha dei genitori anziani può capire in qual senso io intenda) è estremamente importante, purtroppo in molti casi indispensabile, che ci sia “qualcuno” che si occupi non solo di soddisfare le loro richieste, ma i loro bisogni. Accade infatti che molti di questi anziani non abbiano la capacità, o i mezzi economici, o la possibilità fisica di attivarsi per richiedere le varie provvidenze disponibili. Per questi anziani anche andare a farsi visitare per un certificato diventa un dramma, e se non c’è qualcuno che li assista diventa di fatto impossibile.
Non tutti possono permetterselo: pochi possono permettersene uno fisso, e ospitarlo. E spesso la soluzione di far restare a casa qualche membro della famiglia è insostenibile dal punto di vista economico.
Mi impegnno ad agire per far potenziare le attività dei Centri, aumentando il numero di giornate di assistenza settimanali per anziano.
Potenziare, moltiplicandole, le disponibilità dei Centri di Sollievo diurno, in cui il malato possa stare durante il giorno, anche nelle domeniche e nei festivi.
Purtroppo no. Il numero di malati continua a crescere, e nel Comune di Roma i Centri di Lunga Accoglienza, in cui un malato possa essere ospiataro ininterrottamente, dispongono di troppo pochi posti.
La realizzazione, al limite anche tramite la costruzione di nuovi immobili, di Centri per Lunga Accoglienza in cui le famiglie possano far ospitare i loro cari malati, in modo che vivano in un ambiente adatto a loro, ma in cui siano trattati come in famiglia, con la massima cura e attenzione. E alle famiglie deve essere possibile usare i Centri elasticamente, non come un rimedio burocratico, ma come un ausilio..
In attesa che i Centri di Lunga Accoglienza abbiano la capacità necessaria, mi batterò per l’erogazione di un contributo per chi debba stipendiare un badante, in modo che sia possibile alleggerire il peso economico, a volte insostenibile, gravante sulle famiglie... Questo contributo potrebbe anche essere erogato ai familiari che non possono lavorare perché sono totalmente dedicati alla cura degli anziani; penso sarebbe anche doveroso considerare la necessità di permettere a queste persone di ottenere una anzianità contributiva per questa attività. Proposte per migliorare l’Assistenza agli anziani deboli Intervista di Eudosso
Nella IX Circoscrizione è presente in Via Demetriade un centro che assiste gli anziani “deboli” e i malati di Alzheimer, ospitandone a turno, per due giorni a settimana, una cinquantina. Il Centro è una goccia della soluzione al più vasto problema del prolungamento della vita media, che fa sì che cresca il numero di anziani parzialmente o non autosufficienti, o con patologie croniche per cui possono aversi solo cure palliative.
Anche se il Centro (e il suo personale) fa un ottimo lavoro, alleggerendo anche il carico delle famiglie (quando ci sono) degli anziani, è evidente che il fabbisogno in termini assoluti non potrà che crescere, come è evidente che due giorni alla settimana possono essere sufficienti in alcuni casi, ma non lo sono certamente in altri. Colgo l’occasione per sottolineare l’importanza dei “valori”: non tutto può essere “volontariato”, perché la gente ha bisogno di uno stipendio per vivere, ma perché questi servizi funzionino bene del volontariato è indispensabile l’impegno interiore e l’attenzione ai bisogni dell’altro, che non potrà mai essere inquadrata in un contratto di lavoro.
Inoltre per queste persone è estremamente importante, purtroppo in molti casi indispensabile, che ci sia “qualcuno” che si occupi non solo di soddisfare le loro richieste, ma comprenda i loro bisogni. Accade infatti che molti di questi anziani non abbiano la capacità, o i mezzi economici, o la possibilità fisica di attivarsi per richiedere le varie provvidenze disponibili. Per questi anziani anche andare a farsi visitare per un certificato diventa un dramma, e se non c’è qualcuno che li assista diventa di fatto impossibile. Non si può misurare l’assistenza troppo in dettaglio…
Anche la figura del “badante” non è una soluzione “toccasana”: pochi possono permettersi di pagarne uno fisso, e di ospitarlo e nutrirlo. E la soluzione di far restare a casa qualche membro della famiglia, in genere la donna, oltre che gravosa dal punto di vista umano in molti casi è insostenibile dal punto di vista economico. Queste famiglie devono essere aiutate concretamente.
Il Centro funziona benissimo, gli anziani sono soddisfatti. Dve non lo sono è sualla quantità di assistenza erogata. Occorre potenziare le attività del Centro, aumentando il numero di giornate di assistenza settimanali per anziano; e magari anche ampliandone i locali.
Vogliamo potenziare l’assistenza, in modo che non solo si risponda alle richieste esplicite, ma vi sia disponibilità di assistenti che possano veramente “andare a cercare” gli anziani deboli, e aiutarli organizzando per loro la fruizione dei vari servizi resi disponibili dal Comune. Questo può essere realizzato creando un Nucleo che coordini queste attività, anche avvalendosi della collaborazione del volontariato e delle Associazioni. Questo Nucleo dovrebbe avere una base “logistica” nella IX, dove ci sarà chi risponda sempre al telefono (in collegamento con lo 060606), e i mezzi indispensabili per svolgere questo tipo di lavoro che richiede grandi sensibilità e attenzione. PER UNA MOBILITA' TANGENZIALE SOSTENIBILE NELLE PERIFERIE DI ROMA NORD, SUD ED EST Intervista di: Eudosso E: L.: E.: L.: E: L.: E.: L.:
L’unica soluzione della questione "mobilità" a Roma va ricercata non solo nello sviluppo del trasporto pubblico, ma soprattutto nella “facilitazione” di quello su ferro. Infatti l'esperienza di Roma, di molte altre città europee e nord americane, come quella di Los Angeles, ben nota agli urbanisti, dimostra che è proprio l'offerta di nuove strade a generare la domanda di traffico, in una spirale senza fine. Appena si impiega meno tempo ad andare in macchina da A a B, gradualmente i cittadini vanno ad abitare a C, che è ancora più lontano.
E: L.: E.: L.: E: L.: E: L.: E: L: E.: L.: E.: L.: E.: L.: Parchi regionali e mobilità a Roma e nel Lazio E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: E.: L.: Terzo settore e sviluppo economico, sociale e culturale
L'economia del terzo settore in Italia e nella Regione Lazio Secondo un'indagine curata dall'ISTAT nel 2001 le istituzioni del c.d. “privato sociale” ammontano, nel nostro paese, a oltre 220.000 unità di cui quasi 18.000 operano nella sola Regione Lazio. Si tratta di dati che, con ogni probabilità, sottostimano l'entità del fenomeno in quanto non tengono conto che molte organizzazioni del terzo settore operano senza formale costituzione e , pertanto, sfuggono alle rilevazioni statistiche L'analisi dell'ISTAT, ponendo a confronto i dati rilevati nel 2001, con quelli registrati nel decennio precedente, evidenzia, poi, come la nascita e lo sviluppo del terzo settore, nel nostro paese, sia un fenomeno decisamente recente, le cui dinamiche, sia di origine economica che sociale, sono ben lungi, ancora, dall'essere totalmente comprese e sviscerate. Nel Lazio, in particolare, i dati statistici evidenziano una forte presenza di enti ed istituzioni operanti nei settori dell'educazione e dell'istruzione, dell'assistenza sociale e sanitaria, delle attività culturali, sportive e ricreative con un peso non indifferente degli enti ecclesiastici, degli enti religiosi e delle associazioni di matrice cattolica. Nel complesso gli enti senza scopo di lucro producono un fatturato nazionale di circa 40.000 milioni di euro tra beni e servizi destinati alle persone e alle attività socio-culturali (3,2 % del PIL) occupando circa 600.000 unità di lavoro tra subordinati e parasubordinati (oltre 50.000 nel solo Lazio). Sono dati tuttaltro che esigui o irrilevanti anche se, come vedremo, nascondono, al loro interno, un problema di volatilità ed instabilitàche tende a limitarne e ad inibirne gli effetti positivi sullo sviluppo economico sociale e culturale delle aree geografiche in cui le suddette organizzazioni operano. Alcuni fondamentali problemi economici ed organizzativi delle istituzioni senza scopo di lucro Potendosi costituire senza troppi oneri economici e senza eccessive formalità, gli enti senza fine di lucro tendono, sovente, a nascere e a morire con notevole rapidità, ovvero a rimanere inattivi per lunghi periodi. Il recente sviluppo delle attività not for profit finisce così per l'essere, seppure in parte minoritaria, un fenomeno puramente cartaceo: associazioni ed altri enti che nascono sulla carta ma che poi non resistono alla prova degli sforzi economici ed organizzativi che sono necessari per rendere effettivamente operante un'organizzazione. Mortalità e volatilità sono caratteristiche che si riscontrano, poi, soprattutto tra le organizzazioni che non fanno capo ai grandi enti nazionali (ACLI, ARCI, CSI, ecc.) e che fondano sul volontariato puro l'unico fattore produttivo ed organizzativo e sulla generosità privata l'unica fonte di entrata. Diversamente la fetta più stabile ed economicamente rilevante delle attività senza scopo di lucro è ascrivibile a quelle istituzioni che, disponendo di adeguata professionalità tecnica (si pensi alle cooperative e agli enti che operano nel settore dei servizi sociali, sanitari ed educativi) ovvero gestendo impianti scolastici, sportivi, ricreativi, per l'infanzia di fatto erogano servizi o producono beni che corrispondono a reali e avvertite esigenze della collettività per le quali esiste una disponibilità monetaria sia privata che pubblica. La dicotomia tra enti ben strutturati ed organizzati che operano in modo stabile e duraturo ed enti caratterizzati da alta “volatilità” e mortalità ha due ragioni di essere: a) organizzativa: b) elusiva: A prescindere dagli aspetti più o meno simulatori e delittuosi che possono configurarsi in siffatte ipotesi occorre rilevare che le organizzazioni che nascono con queste intenzioni hanno vita breve sia perchè durano il tempo strettamente necessario per la conclusione di un determinato affare sia perchè tendono, con il tempo, a trasformarsi in organizzazioni dell'area profit (ad esempio i numerosi circoli ricreativi che si trasformano in normali esercizi commerciali non appena i responsabili entrano in possesso delle licenze amministrative). Promuovere il “privato sociale” a livello regionale: alcuni percorsi Se si ritiene che il vasto novero delle attività sociali, assistenziali, culturali e ricreative svolte dal terzo settore costituisca, anche a livello regionale,un fattore di crescita economica e sociale della collettività occorre individuare gli strumenti di public policy atti a promuovere e a fortificare l'impianto duraturo di queste attività sul territorio. Queste sono alcune delle piste che possono essere percorse per raggiungere lo scopo:
il terzo settore è un fenomeno che scaturisce dall'applicazione spontanea del principio di sussidiarietà, dalla ricerca collettiva, non guidata nè eterodiretta, di una terza soluzione, tra stato e mercato, per la fornitura di beni e servizi a carattere sociale o meritorio. Capire il no-profit in un contesto regionale significa capire prima di tutto le istanze collettive che imprese ed enti pubblici hanno lasciato irrisoltee insoddisfatte sul territorio e verificare come e in che modo le organizzazioni civili dei cittadini sanno rispondere a queste richieste. Di qui la necessità di un osservatorio regionale che analizzi il fenomeno complessivo sotto il profilo economico e sociologico senza artificiose distinzioni tramodelli giuridici di costituzione degli enti: (es. Osservatorio del volontariato, delle associazioni di promozione sociale, ecc.) facendo chiarezza, invece, sulla reale consistenza numerica delle organizzazioni impegnate, sui loro fat turati, sull'occupazione stabile e su quella volontaria e sulla tipologia di utenti e fruitori che le suddette organizzazioni vanno a soddisfare con i relativi bisogni, clusterizzati in base a età. Condizione sociale, realtà territoriale. Il tutto allo scopo di verificare quanto e come il terzo settore crea ricchezza e benessere (ben intenso anche a livello non economico) nel territorio regionale.
A livello regionale si promuove, giustamente, la creazione di nuove attività imprenditoriali con l'attribuzione di prestiti d'onore e altre forme di incentivo diretto e si attribuiscono delle riduzioni fiscali (es. Riduzione delle aliquote IRAP) alle imprese operanti in determinati settori nevralgici della produzione regionale. Nulla di tutto ciò è previsto per gli enti senza scopo di lucro, quantunque questi svolgano la propria attività in aree il di fondamentale importanza per il miglioramento del benessere collettivo (si pensi al fenomeno della prevenzione delle marginalità nelle aree suburbane o all'assistenza agli anziani, solo per citarne alcune). Una forma di prestito in fase di costituzione, analogo al prestito d'onore, consentirebbe a molte organizzazioni di sopperire alla carenza di fondi in fase iniziale e di dotarsi di strutture e personale qualificato; successivamente l'ente potrà ottenere contratti pubblici o privati o rivolgersi direttamente ai fruitori per ottenere i mezzi di autofinanziamento. Stessa funzione potrebbe svolgere una riduzione dell'IRAP a beneficio degli enti che assumono personale subordinato (meglio se a tempo indeterminato). Si consideri, infatti, che i costi del personale dipendente e parasubordinato costituiscono, anche negli enti non commerciali, materia imponibile per l'imposta regionale sulle attività produttive con la conseguenza, certo paradossale, che l'ente pubblico lucra un aumento del gettito fiscale per ogni nuovo assunto nel terzo settore laddove, invece, dovrebbe promuovere tali incrementi occupazionali.
L'amministrazione degli enti senza scopo di lucro è soggetta aregole sia normative che gestionali piuttosto peculiari rispetto a quelle che disciplinano il mondo delle imprese. Spesso gli operatori del terzo settore svolgono le proprie attività senza una precisa e circostanziata conoscenza delle norme giuridiche, fiscali e amministrative che regolano gli enti di appartenenza e tale ignoranza è sovente percepita come un buon motivo per non promuovere lo sviluppo e il consolidamento degli enti medesimi. La regione potrebbe favorire la conoscenza e il rispetto delle norme giuridiche e tributarie settoriali, anche attraverso la realizzazione di corsi gratuiti di formazione, ovvero tramite la creazione di un sito internet costantemente aggiornato e di facile consultazione e comunque stabilendo un centro di primo ascolto a carattere consulenziale.
Una politica di promozione del terzo settore a livello regionale che intenda realmente favorire le attività non lucrative di utilità sociale non può prescindere da una fase di controllo e monitoraggio del comportamento effettivo di questi enti volto a prevenire fenomeni di elusione e a sanzionare gli eventuali abusi.Come già avviene in materia di agevolazioni fiscali statali, la strada più idonea a garantire questo risultato è quella di imporre agli enti beneficiari di finanziamenti e di agevolazioni alcuni vincoli formali e operativi che possono poi essere oggetto di controllo anche campionario. Tra essi possiamo riportare a titolo esemplificativo: l'obbligo di redazione di specifico bilancio su registri preventivamente vidimati e numerati dell'utilizzo di somme conferite da ente pubblico; il divieto di distribuzione anche indiretta di utili ai membri del consiglio di amministrazione degli enti e ai loro soci (con il quale si evita l'elusione del divieto di distribuzione stabilendosi che soci e amministratori dell'ente devono prestare le proprie attività sempre a titolo meramente gratuito mentre dipendenti e consulenti esterni possono essere remunerati), l'obbligo di redazione scritta e registrata dell'atto costitutivo e statuto. L’area del Terzo Settore è estremamente importante e meritevole di adeguato sostegno. Esso, infatti, rappresenta lo strumento concreto per realizzare quella “sussidiarietà orizzontale” e quel “Welfare community” che appaiono sempre più necessari di fronte alle difficoltà e ai limiti dello stato sociale. Naturalmente una seria politica del no-profit non può tradursi in ulteriori rivoli di assistenzialismo a pioggia e in sprechi di risorse, ma richiede conoscenza approfondita del fenomeno, efficaci e selettivi strumenti incentivanti, affidabili supporti consulenziali e, infine, un costante monitoraggio dei risultati ( valutazione della qualità dei servizi resi al pubblico ).
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